Italy unknown

L'obiettivo di Destinations è duplice. Da una parte vogliamo farvi innamorare dei luoghi che abbiamo scelto per pedalare e questo proviamo a farlo con le fotografie e le storie che trovate nelle prossime pagine.

C'

è un momento preciso, quando parti per un viaggio in bici, che fa da spartiacque tra il prima e il dopo, tra il pieno e il vuoto, tra la complessità e la semplicità. È il primo colpo di pedale, o se vuoi, i primi cento metri.

Hai salutato tutti e risposto di , prima a voce e poi solo con un cenno della testa, alle raccomandazioni: starai attento. Hai fatto scorrere mentalmente la lista di ciò che non devi assolutamente dimenticare, anche se sei certo che qualcosa di fondamentale ti verrà in mente dopo qualche ora di viaggio. Hai anche una banana infilata nella tasca posteriore, che la dimentichi sempre e questa volta l’hai presa. Il tuo GPS è carico, la batteria indica 100% e la traccia è lì su komoot, attende solo che tu prema play. Il tempo si dilata prima di salire in sella. Vuoi essere sicuro che le tacchette siano fissate bene, di aver preso qualche attrezzo per riparare i guasti più comuni, che non si sa mai. Hai anche pulito la lente degli occhiali e ti sei regolato bene le fettucce che chiudono il casco.

C’è quasi certamente qualcuno intorno a te, un amico, tua moglie, la tua famiglia. Se hai dei figli in età da scuola elementare ti avranno sicuramente preparato un disegnino o un pensiero da mettere nella borsa, se sono grandi non vedono l’ora che ti tolga dai piedi. C’è un po’ di imbarazzo e di solennità e si dicono frasi scontate. Affiora anche un po' di nostalgia di passaggio. Il tempo si dilata. Poi scatta qualcosa, e dici adesso vado! Stringi con una mano il manubrio, ti appoggi alla sella, attacchi un piede alla tacchetta e ti dai la spinta con l’altro. Saluti ad alta voce, senti che le ruote iniziano a girare. Ti volti ancora un attimo a fare un cenno con una mano, poi attacchi l’altro piede e dai due bei colpi di pedale. La bici prende velocità, sembra una barca che taglia le onde e si allontana velocemente da riva. Senti l'aria in faccia. Ed eccolo quel momento. È quando non ti volti più indietro e continui a pedalare.

Quella strana bolla che si era creata tutto attorno, svanisce. La tensione che covavi dentro nei giorni dei preparativi, idem. È un attimo, come uno schiocco di dita, come un interruttore che passa da on a off. Sei in viaggio. Basta qualche centinaio di metri e la tua attenzione è tutta sulla bicicletta, sui rumori che fa, sulle borse, se sono fissate bene, sulla strada. Hai un pensiero soltanto: pedalare. Hai una cosa a cui prestare attenzione: la traccia. Hai un obiettivo: arrivare dove ti sei prefissato. È un percorso interiore, non importa se insieme a te c’è qualcuno che pedala a pochi metri. Avrà vissuto anche lui qualcosa di molto simile e starà provando le stesse sensazioni. Da quel momento sei tu, la bicicletta e la strada. Che tu vada forte o piano, che tu ti sia allenato tanto o poco, i watt di cui disponi o non disponi, non conta più nulla. Non devi rendere conto a nessuno e non devi confrontarti con nessuno. Solamente con te stesso. Sei alvento e questo ti rende felice perché è un’attitudine e senti che ti appartiene.

Davide Marta

Ci sono i super atleti e ci sono i libri che narrano delle loro performance: pedalate estreme, in luoghi estremi, a temperature estreme, con condizioni generalmente estreme. Situazione declinabile a varie attività, dall’alpinismo alla vela, dal trail running al ciclismo, ovviamente. Storie che, se da una parte ci fanno sognare, dall’altra ci mostrano la realtà così come è, nuda e cruda: noi non siamo come loro.

Impiegati, dottori, imbianchini, panettieri, poliziotti, agenti di commercio, ecco cosa siamo. Persone normali, con una vita normale, che saltano in sella a una bici appena possibile, per svagarsi, divertirsi, vedere posti nuovi, bruciare qualche caloria da recuperare a cena. Gente sempre pronta a riempire le borse da bikepacking con il minimo indispensabile per avere la possibilità di viaggiare, non importa se a pochi chilometri da casa o dall’altra parte del mondo, con l’unico fine di godere di qualche giorno dove l’unico obiettivo è andare, conoscere ciò che c’è fuori e anche ciò che abbiamo dentro.

Gente sempre pronta a viaggiare, con l’unico fine di godere di qualche giorno dove l’unico obiettivo è andare, conoscere ciò che c’è fuori e anche ciò che abbiamo dentro.

Per questo abbiamo scelto, pedalato e raccontato, anche per questa seconda edizione di Destinations, percorsi fattibili e adatti a qualunque categoria di ciclista. Ancora una volta, poi, abbiamo puntato sul calore umano, quello di cui tutti abbiamo bisogno, anche se certe volte andiamo a cercare la solitudine, condizione per altro fondamentale per gli amanti delle due ruote. Perciò niente tende, niente fornelli da campeggio, niente materassini su cui dormire. Spazio invece a bar, trattorie, rifugi montani, appartamenti di parenti, hotel e bed & breakfast.
Pedalando in Italia, è praticamente impossibile non trovare queste attività al massimo nel giro di trenta o quaranta chilometri e poi vi possiamo assicurare che ciò che abbiamo ricevuto da ogni incontro, a livello affettivo, non ha paragoni: entrare in una cucina di un ristorante mentre un’anziana signora prepara il sugo che da lì a poco sarà servito, scambiare due parole con il proprietario di casa pronto ad aiutarti a portare la bici in camera, constatare la disponibilità di chiunque potesse darti una mano anche solo per far partire una lavatrice.

Decalogo

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Ci sono state disavventure, certo, indispensabili alla riuscita di una vera avventura, e che ci auguriamo di tutto cuore anche voi possiate vivere, per la buona realizzazione della vostra personale, di avventura. Ma nulla, proprio nulla che non si potesse risolvere con l’aiuto di un passante, sempre a disposizione. Abbiamo visto persone farsi dieci chilometri in auto, telefonando al proprio datore di lavoro per giustificare il loro ritardo, solo per portarci una pompa con cui gonfiare le gomme dopo l’ennesima foratura. Ma anche cuochi attenderci fino a oltre mezzanotte per servirci un piatto caldo, o ristoratori offrirci la sala da pranzo, con tanto di commensali spettatori, come officina per sistemare qualche problema al cambio.
Abbiamo vissuto intensamente, incontrando persone straordinariamente umane e, come noi, assolutamente normali. Se anche voi vi riconoscete in questa normalità, siamo sicuri che le pagine a seguire facciano al caso vostro e, speriamo, vi possano dare ancora una volta quella spinta a mettere due cambi e lo spazzolino da denti in una borsa, scegliere la giusta traccia e partire per l’ennesimo viaggio.

Stefano Francescutti

C'

è un momento preciso, quando parti per un viaggio in bici, che fa da spartiacque tra il prima e il dopo, tra il pieno e il vuoto, tra la complessità e la semplicità. È il primo colpo di pedale, o se vuoi, i primi cento metri.

Hai salutato tutti e risposto di , prima a voce e poi solo con un cenno della testa, alle raccomandazioni: starai attento. Hai fatto scorrere mentalmente la lista di ciò che non devi assolutamente dimenticare, anche se sei certo che qualcosa di fondamentale ti verrà in mente dopo qualche ora di viaggio. Hai anche una banana infilata nella tasca posteriore, che la dimentichi sempre e questa volta l’hai presa. Il tuo GPS è carico, la batteria indica 100% e la traccia è lì su komoot, attende solo che tu prema play. Il tempo si dilata prima di salire in sella. Vuoi essere sicuro che le tacchette siano fissate bene, di aver preso qualche attrezzo per riparare i guasti più comuni, che non si sa mai. Hai anche pulito la lente degli occhiali e ti sei regolato bene le fettucce che chiudono il casco.

C’è quasi certamente qualcuno intorno a te, un amico, tua moglie, la tua famiglia. Se hai dei figli in età da scuola elementare ti avranno sicuramente preparato un disegnino o un pensiero da mettere nella borsa, se sono grandi non vedono l’ora che ti tolga dai piedi. C’è un po’ di imbarazzo e di solennità e si dicono frasi scontate. Affiora anche un po' di nostalgia di passaggio. Il tempo si dilata.
Poi scatta qualcosa, e dici adesso vado! Stringi con una mano il manubrio, ti appoggi alla sella, attacchi un piede alla tacchetta e ti dai la spinta con l’altro. Saluti ad alta voce, senti che le ruote iniziano a girare. Ti volti ancora un attimo a fare un cenno con una mano, poi attacchi l’altro piede e dai due bei colpi di pedale. La bici prende velocità, sembra una barca che taglia le onde e si allontana velocemente da riva. Senti l'aria in faccia. Ed eccolo quel momento. È quando non ti volti più indietro e continui a pedalare.

Quella strana bolla che si era creata tutto attorno, svanisce. La tensione che covavi dentro nei giorni dei preparativi, idem. È un attimo, come uno schiocco di dita, come un interruttore che passa da on a off. Sei in viaggio. Basta qualche centinaio di metri e la tua attenzione è tutta sulla bicicletta, sui rumori che fa, sulle borse, se sono fissate bene, sulla strada. Hai un pensiero soltanto: pedalare. Hai una cosa a cui prestare attenzione: la traccia. Hai un obiettivo: arrivare dove ti sei prefissato. È un percorso interiore, non importa se insieme a te c’è qualcuno che pedala a pochi metri. Avrà vissuto anche lui qualcosa di molto simile e starà provando le stesse sensazioni. Da quel momento sei tu, la bicicletta e la strada. Che tu vada forte o piano, che tu ti sia allenato tanto o poco, i watt di cui disponi o non disponi, non conta più nulla. Non devi rendere conto a nessuno e non devi confrontarti con nessuno. Solamente con te stesso. Sei alvento e questo ti rende felice perché è un’attitudine e senti che ti appartiene.

Davide Marta

Quando si parla di bikepacking, vale un po’ tutto. In fondo, limitandoci all'etimologia della parola, si tratta poi di una bicicletta con le borse attaccate al telaio con cui mettersi in viaggio.

Vale immergersi nella natura per giorni e giorni senza incontrare anima viva, dormendo in tenda o in una grotta, cibandosi di bacche o di quel che si trova. Ma vale anche partire per tappe di pochi chilometri raggiungendo di volta in volta un confortevole hotel dove gratificarsi, dopo gli sforzi, con una cena tipica e, la mattina dopo, trovare i vestiti lavati e profumati prima di rimettersi in sella.
In questo numero speciale Destinations di alvento abbiamo scelto di concentrarci su un bikepacking leggero e veloce, dove però la performance non è l’obiettivo. Essenziale potrebbe essere il termine giusto. Niente tende, fornelletti, piatti e posate, per concentrarsi prima di tutto sulla pedalata e perché pensiamo che, quando possibile, scambiare due parole con l’oste di turno sia parte integrante del viaggio. Un bikepacking in compagnia, se possibile, o da soli se si preferisce, ma sempre andando in cerca di un contatto umano, un sorriso, un modo di dire in un dialetto sconosciuto. Dove i racconti di chi ti offre un bicchiere di vino diventano un viaggio nel viaggio.

Abbiamo macinato chilometri su ogni superficie e con vari tipi di bici, a tutte le latitudini del Bel Paese.

Talvolta abbiamo pedalato lungo anelli da percorrere in due o tre giorni ma che, con la gamba tirata, si possono chiudere anche in ventiquattro ore. Altre volte, anche a causa della bellezza dei luoghi, abbiamo vissuto avventure giornaliere su quelli che definiamo itinerari a petalo, dove ogni sera si rientra nello stesso albergo per poi ripartire in un'altra direzione. In questo caso si è trattato di un bikepacking davvero light, dove le borse dovevano contenere solamente gli indumenti per la giornata: intimo di ricambio, gambali, manicotti, windstopper, cibo e tutto il necessario per varie ore in sella con il clima primaverile o settembrino che, come ben sappiamo, può cambiare drasticamente in poche ore.
Ma il nostro approccio non cambia nemmeno nei tour più lunghi perché, a pensarci bene, ciò che serve per tre giorni è ciò con cui si può stare via sei mesi o un anno. Due completi da bici, un piccolo beauty case, una maglia per dormire, un calzoncino e una t-shirt per la sera. Il minimo indispensabile per intervenire in caso di guasti o rotture. Gambali, manicotti e windstopper da usare sia durante la pedalata che in caso di temperature troppo rigide nelle passeggiate serali che portano fino all’osteria di turno, dove ci penserà un buon bicchiere di vino a scaldare anima e corpo (sì, lo sappiamo che la medicina ha sfatato questo mito, ma noi crediamo ancora ciecamente ai consigli dei nostri nonni).

Single track, strade bianche, sabbia, rocce calcaree e asfalti lisci come biliardi. Abbiamo macinato chilometri su ogni superficie e con vari tipi di bici, a tutte le latitudini del Bel Paese. Per questo, a seconda dell’itinerario, troverete i consigli che vi aiuteranno ad essere a vostro agio e a godervi al meglio il viaggio. Abbiamo cercato, poi, di creare percorsi dove partenze e arrivi fossero facilmente raggiungibili in auto o con i mezzi pubblici: aereo, treno, bus. Anzi, meglio se con questi mezzi, che vi invitiamo a utilizzare nell'avvicinamento per ridurre il proprio impatto ambientale ed essere veramente soli con la vostra bicicletta. Qualche volta è stato semplice, altre volte sono state necessarie attese, qualche cambio di mezzo in più e qualche corsa per fare quadrare le coincidenze.
Ma, potete starne certi, ne è sempre valsa la pena.
Le tracce sono state disegnate, provate, cambiate, riprovate, ricambiate e ancora riprovate, in maniera da offrirvi quello che secondo noi (e secondo il nostro route-partner komoot) è l’itinerario migliore.

Decalogo

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Ma la nostra proposta non è legge, è soltanto (appunto) una proposta, che ci auguriamo serva da ispirazione. Per questo vi invitiamo ad allungare, accorciare, fare qualunque variazione sul tema e, perché no, anche a perdervi (e segnalateci tutti i cambiamenti che avete fatto alla traccia!). Si possono fare scoperte ed incontri meravigliosi in situazioni che inizialmente potevano sembrare problematiche.
Questa prima uscita di Destinations è tutta ambientata in Italia. Siamo partiti da casa nostra con l’intento di mostrarvi 13 destinazioni poco battute dal ciclismo di massa e, anche quando abbiamo pedalato in zone più note, le abbiamo interpretate nel modo più alvento possibile. Crediamo fortemente che sia l’attitudine, più che il luogo stesso, a rendere unica l’esperienza.
E questo, sia in sella che nella vita di tutti i giorni.
Infine abbiamo pensato a un decalogo, dieci punti che riassumono il nostro punto di vista.
Dieci non comandamenti che, se seguiti, siamo sicuri renderanno la vostra esperienza indimenticabile. O, quantomeno, speriamo che vi strappino un sorriso. Buon viaggio!

Stefano Francescutti

Esce una volta all’anno, ci lavoriamo quasi tutti i giorni. Destinations è un progetto vivo, che ci porta in giro per l’Italia in bicicletta, che ci aiuta a scoprire luoghi e punti di vista.

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