Mare montano

Dal mare della Versilia alle vette delle Alpi Apuane, dalle colline della Lucchesia agli strapiombi del Golfo dei Poeti. Un viaggio dove il lusso della costa incontra la selvaggia bellezza della montagna.

Periodo consigliato

Gen - Dic

Dislivello Totale

5.420 m

Lunghezza totale

272 km

Durata

3/5 Giorni

N

on mi stancano mai questi luoghi, queste salite, queste viste, questo paesaggio che cambia continuamente. Anche se ci pedalo da vent’anni. Certo, la questione affettiva è sicuramente significativa essendo mezzo versiliese, ma i percorsi ciclistici che ho affrontato con Daniele rimangono unici a prescindere. «Le salite di casa hanno tutto dal punto di vista tecnico e paesaggistico: quel contatto, quella continuità fra mare e monti è pazzesca. Sono il tratto distintivo di questi territori», ha ragione Daniele.

Mare montano

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Intro

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Giorno 1

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Giorno 2

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Giorno 3

Da Forte dei Marmi, cuore della Versilia, puoi scrutare vette imponenti. Dal pontile, dalla spiaggia, dal Bagno Angelo, ecco quelle pareti verticali: qualcuna rugosa, altre frastagliate, altre ancora piatte, alcune con cave di marmo, che appaiono come chiazze bianche. Sono montagne maestose le Alpi Apuane. Alpi non a caso, ma per struttura, per disegno. Volevamo scegliere un percorso che mostrasse davvero il tratto caratteristico che offre la Versilia in bicicletta, un itinerario che collegasse il mare con le montagne, che esaltasse questa magnifica relazione. Non potevamo non iniziare con il Passo del Vestito da Massa, 19 chilometri per poi rientrare in Alta Versilia nello stazzemese.

Curiosità

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La prima parte verso San Carlo Terme è la più pedalabile, poi arriva la strada a gradoni fra i piccoli borghi di Pairana, Altagnana e Antona. L’ascesa continua fino a 1.150 metri di altitudine, di cui gli ultimi otto chilometri sono quelli difficili da dimenticare. Non per la difficoltà, ma per quello che ti si spalanca davanti agli occhi. Sembra di avere tutto a portata di mano: il mare da una parte e gli alpeggi di un verde sfavillante con le guglie alpine dall’altra.

Le Apuane hanno tratti tipici delle Alpi e come tali incutono timore, ma ricordano anche salite e imprese epiche. La strada è ampia, le pendenze non sono impossibili, nonostante da Pian della Fioba fino alla galleria, dove è posto il termine della salita, ci sono tre chilometri con una pendenza media dell’8%. Da lì scendiamo verso Arni e Castelnuovo di Garfagnana per affrontare la seconda salita di 17 chilometri, questa volta verso l’Appennino, verso l’Emilia Romagna, dalla Lucchesia verso il modenese. Un altro scenario che completa la suggestiva ricchezza di questo lungo.

Fino a Chiozza di Castiglione della Garfagnana, a 925 metri sul livello del mare, la salita non presenta particolari difficoltà, ma per arrivare ai 1.568 metri del GPM la situazione si fa più complicata. Da Chiozza è ghiozza, come si dice da queste parti. «È una sfida contro un mostro sacro, una sfida contro te stesso», accenna Daniele, quando la salita non si fa ancora così severa da farti aprire la bocca solo per immagazzinare ossigeno.

Dopo Chiozza si apre un altro mondo: è quello dell’Appennino tosco-emiliano, dove le montagne erte e prorompenti lasciano spazio a conformazioni più tondeggianti, a cime meno pronunciate, a viste forse più rassicuranti. La strada rincuora poco: è una colata di cemento che si inerpica chilometro dopo chilometro. Se la salita nel complesso è all’8% medio, diverse sezioni verso la fine superano il 20% e sfiorano, in un punto, il 30%. Un coltello nelle gambe, un fendente, una fucilata.

«Le salite di casa hanno tutto dal punto di vista tecnico e paesaggistico: quel contatto, quella continuità fra mare e monti è pazzesca. Sono il tratto distintivo di questi territori».

Ma non ti stanchi mai di pedalarla, anche se ripiegato sul manubrio, anche se muovi le spalle per cercare di aiutarti a spingere, anche se ogni metro è un colpo che incassi e non sai quale sarà il conto da pagare più avanti. Non ti stanchi nemmeno di sognare, di godere della sensazione di sentirti finito che solo il ciclismo ti dà. Guardo Daniele, che sembra più fresco di me in quanto più giovane e più allenato. Vorrei condividere tanti pensieri che mi passano per la testa e per il cuore, ma non c’è modo di parlare adesso. Rifiato quando guadagno l’ingresso nel centro abitato di San Pellegrino, nonostante manchi ancora un chilometro abbondante prima di terminare l’ascesa dove è situato il Passo delle Radici, crocevia di due regioni e tre province. In lontananza puoi scorgere la Pianura Padana, che rappresenta l’altra parte di me. Ma non guardo di là, non cerco l’orizzonte perché mi ricorda un altro tipo di fatica, a volte meno gratificante.

Le montagne sono il teatro del ciclismo e ora c’è il terzo atto per riconquistare il mare. Salire e scendere, prendere e perdere quota, afa e umidità si alternano fino a quando, ad oltre 1.000 metri, troviamo refrigerio. Un viaggio di oltre 150 chilometri per oltre 3.500 metri di dislivello. «Non mi stanco mai, anche se le salite possono logorarti, sfinirti, svuotarti!», riesco a ritrovare la parola prima di attaccare il Passo della Formica che dalla Garfagnana ci riporta in Versilia. Questa ascesa è una delle poche che non ho mai percorso. Vengo, tuttavia, rassicurato quando mi viene detto che se la prendo di passo, senza scatti ed accelerazioni, è lunga sì, ma pedalabile. Sono dieci chilometri nel bosco che si fa sempre più fitto.

Enogastronomia

Per non farci mancare nulla allunghiamo di due chilometri il programma iniziale, fino alla stazione sciistica di Careggine dove si trova una sciovia. «Questo è il punto che mi piace di più, questo tornante fra le rocce che prima chiudono la visuale e poi ti regalano ancora la vista delle Apuane», sostiene Daniele vicino alla Fonte Azzurrina. Alla galleria del Cipollaio termina la salita. Poi ci sono quella dozzina di chilometri in direzione Forte dei Marmi.

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Dal posto più celebre della Versilia, nostro punto di riferimento, i percorsi non sono solo molteplici, ma anche differenti a livello di ambiente che ci circonda. Dopo la mazzata apuano-appenninica, per il secondo giorno abbiamo scelto un giro decisamente più corto e assai meno esigente dal punto di vista altimetrico. È facile e naturale pedalare sul lungomare di Forte che è ampio e suggestivo, visti gli stabilimenti balneari che costeggia e le vette che ti accompagnano sempre dall’altro lato. Partiti dalla Versilia, questa volta ci dirigiamo verso l’estremo Levante Ligure. Per sciogliere i quadricipiti induriti da Alpi e Appennini, per rifiatare dalle fatiche del giorno precedente, per cambiare scena.

Optiamo per raggiungere Lerici e salire a Monte Marcello da La Serra per un totale di 60 chilometri. La salita da Romito Magra è pedalabile all’inizio, con pendenze dolci, poi arriva il muro finale di 500 metri. Mi chiedo sempre come è possibile cambiare così radicalmente paesaggio in pochi chilometri. Saliamo con il Golfo dei Poeti a fare da sfondo assieme alle isole Palmaria, Tino e Tinetto, mentre più in là si intravedono le Cinque Terre. Il mare è limpido, ha mille colorazioni, mentre le vette e gli alpeggi lasciano spazio alla vegetazione mediterranea. Quando ti emozioni significa non solo che sei felice, ma che sei anche nel posto giusto.

Souvenir

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La terza giornata non prevede un chilometraggio eccessivo, anzi. 50 chilometri, di cui dieci sono però di salita, quella che ci fa affacciare ancora nello stazzemese sulle Alpi Apuane con la vetta a 700 metri di altezza. La pendenza media al 7,5% mi sembra decisamente di più: sarà perché sale con muri che si alternano a tratti meno esigenti e non trovi mai il ritmo, sarà che lo strappo di Monteggiori fa male con quella punta al 13%. Da La Culla, i boschi ci portano all’ombra fino a Sant’Anna di Stazzema. La giornata è particolarmente calda, le rampe di garage del San Pellegrino si fanno sentire all’improvviso nelle gambe. Mi sembra di essere sulle montagne russe negli ultimi due chilometri con la strada che sale e scende. Il sudore sporca le lenti degli occhiali. Vedo poco. Mollare mai, legge biblica della bicicletta, ma la mente va un attimo a quella sdraio del Bagno Angelo dove in mattinata ci siamo rilassati.

E se anche ti senti stanco, non puoi esserlo, non devi esserlo. Pensi che poco più su un’ottantina di anni fa morirono 560 persone sterminate dall’orrore nazista. Mi passa improvvisamente tutto, potrebbero anche attaccarmi un carro dietro. È quasi un’offesa per quelle vittime poter solo pensare di fare fatica. Ma il ciclismo, oltre all’aspetto agonistico, è anche viaggio e introspezione, è sia scoperta di territori, sia riscoperta di valori e di Storia, quella con la S maiuscola. È una scuola di vita, è riflessione. Oggi è anche preghiera mentre pedaliamo nel Parco Nazionale della Pace fino al Sacrario. Non ci stanchiamo mai di amare queste terre che si moltiplicano in una sbalorditiva varietà. Non ci stanchiamo mai del ciclismo.

Testi

Gabriele Pezzaglia

Foto

Nicola Damonte

Hanno pedalato con noi

Daniele Bennewitz

Questo itinerario lo puoi trovare sul super-magazine Destinations – Italy unknown / 4, lo speciale di alvento dedicato al bikepacking. 11 destinazioni poco battute o reinterpretazioni di mete ciclistiche famose.

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